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E adesso copriamoci

Sotto le coperte è un posto bellissimo. Almeno per me. Coperte e plaid sono tra quegli oggetti che, nell’economia della vita quotidiana, occupano raramente i primi posti nella classifica delle necessità, e invece dovrebbe stare in cima alla lista o quasi. Perché la coperta è tante cose: casa, rifugio, amore, passione, intimità. E poi mantello, bacio, nascondiglio, mistero. È la carezza che tutti prima o poi sentiamo il bisogno di darci, soprattutto d’inverno -ma io non riesco a farne senza nemmeno in agosto, con 40 gradi!- e in quei momenti in cui il cuore batte fragile, in bilico sul bordo del divano.

Cadrà? Si romperà? Oppure starà lì buono dentro il petto? Nel dubbio, mettiamoci sopra una coltre calda e vediamo se si salva.

 Coperte e plaid

Non si è mai troppo grandi per farsi rimboccare le coperte, mi diceva mia nonna. E proprio a lei devo il mio primo plaid a scacchi rossi in cui mi avvolgeva quando, dopo la merenda a base di tè e biscotti, mi lasciava occupare l’angolo estremo del l’ottomana di pelle del suo tinello. Erano gli anni Settanta, e io avevo quell’età breve e perfetta per sognare e a diventare tutto e tutti con poco cose e tanta immaginazione. Una trapunta, per esempio, si trasformava in capanna, vascello, zattera e campo da sci. Era tappeto, rete da pesca, vestito da sera, costume da strega. Era la fune che mi avrebbe liberato dalla torre. Più tardi, è stata la tovaglia dei picnic e delle grigliate, il giaciglio dei primi concerti e dei primi baci.

Tra le coperte, ci ho messo il mio primo cucciolo a quattro zampe, poi quelli a due quando sono arrivati. Insomma, si finisce per metterci sempre dentro quello che ami di più, compresi i ricordi.

Non mancano mai coperte e plaid sul mio divano, né tanto meno ai piedi del letto. Spesso le compro in giro per il mondo come un souvenir. L’ultima? L’ho acquistata in Messico, coloratissima e pesantissima.

E poi adoro quelle di pile, soffici e leggere, da buttare in borsa e sulle spalle come una sciarpa o un maglione oversize. Quelle di cashmere, con le frange lunghe come dita, sono perfette quando sono in carenza di coccole. Quelle elettriche fanno subito cuccia e mi precipitano nel sonno senza ritardo. Ma le mie preferite sono quelle realizzate a mano, punto dopo punto, momento dopo momento, emozione dopo emozione. Sono romanzi di lana. Da leggere rintanati sotto le coperte, con una tazza di tè a portata di mano, una buona dose di musica jazz in sottofondo e magari la fiamma di un camino o la vampata della stufa accanto per fare il pieno di relax.

 Coperte e plaid

Federica Brunini

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